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Interviste
Repetita e l'ineluttabilità del male: intervista a Marilù Oliva

copertina Repetita Maril� OlivaE' con grande gioia che vi presento una giovane scrittrice bolognese che ha appena pubblicato il suo primo romanzo con l'editore Perdisa. Il suo nome è Marilù Oliva e sono certa che sentiremo parlare di lei a lungo, anche grazie a questo suo romanzo, Repetita, che è già stato definito "scioccante, nero, impietoso. Un romanzo raffinato sull'ineluttabilità del male".

Ciao Marilù, benvenuta su Sick girl. Prima di parlare del tuo romanzo "Repetita", come prima domanda vorrei fartene una personale: che cosa ti ha spinta verso la scrittura?
Da piccolissima, da quando seguivo Diabolik in cartaceo o Lady Oscar in televisione, sognavo di diventare una fumettista o un'autrice di cartoons. Disegnavo ovunque, su ogni foglio che mi capitava sottomano, in classe, sul diario, sui muri, e scrivevo pagine e pagine in prosa per “accompagnare” le rappresentazioni grafiche. A dodici anni ero molto più brava a disegnare le donnine (mi ispiravo a Manara) che non a scrivere racconti. Questa propensione però in casa (e a scuola) è sempre stata considerata una perdita di tempo, quindi spesso mi ritrovavo a disegnare (e a sceneggiare, naturalmente a livello rudimentale) di nascosto per non essere rimproverata. Idem per quanto riguarda la lettura dei fumetti: erano proibiti e naturalmente questo divieto mi invogliava ancor di più a leggerli! Dopo il liceo ho lentamente dirottato la passione del disegno nella scrittura e, visto che sono un'assolutista, ho chiuso in un cassetto la matita.

Cosa si deve aspettare chi prende in mano “Repetita” e si accinge a leggerlo?
Si deve aspettare qualcosa di forte. Il romanzo può piacere o meno, ma credo che non sia discutibile il suo essere estremo. E' un romanzo ai confini, un viaggio nella follia senza cinture di sicurezza. L'angoscia che può scaturire è dovuta al fatto che il lettore avverte che le vicende raccontate possono accadere e, in parte, sono accadute.

Se “Repetita” fosse un farmaco, cosa ci sarebbe scritto nelle controindicazioni? E “da leggere preferibilmente…”
Mi piace molto il paragone libro-farmaco, che bella domanda! Dunque: “Da non assumere in concomitanza a momenti angosciosi. Da evitare con cura qualora si passasse un momento della vita in cui si medita in negativo sui suoi significati.”

Se invece si vogliono provare emozioni forti, scrivo un'indicazione:
“Da leggere preferibilmente la sera o il tardo pomeriggio, se si è soli in casa e con un po' di penombra.”

Puoi introdurci il personaggio tormentato di Lorenzo Cerè?
Lorenzo Cerè è una vittima che miete altre vittime, perpetrando il circolo vizioso del male umano. Non c'è alcuna volontà di mitizzarlo né di giustificarlo, però occorre riconoscere un dato: lui è un carnefice oggi perché un tempo è stato vittima. Lorenzo ha subìto angherie di ogni tipo, nell'infanzia, e ora la violenza è l'unico linguaggio che conosce, la vendetta l'unico senso in un'esistenza solitaria e, come hai detto tu, tormentata. Ha gravi limiti nei confronti del mondo. Non sa rapportarsi alle persone, tant'è vero che, con l'unica donna con cui vorrebbe instaurare qualcosa di importante, non sa come comportarsi, la difficoltà è tale che incorre in continue défaillances.

Maril� OlivaLa dottoressa Malaspina viene definita “la più importante delle eccezioni”. Rappresenta un nuovo inizio o è la fine delle certezze per la mente criminale dell’assassino?
Entrambe le cose. Rappresenta la possibilità di una nuova vita, le attenzioni che lui non ha mai ricevuto, il miraggio di qualcosa di più grande. Questo implica una fine. La dottoressa Marcella Malaspina è senza dubbio una psichiatra atipica. Innazitutto scuote Lorenzo a più riprese, durante le sedute, perché lui si metta in gioco. E' molto intelligente e capisce che lui le nasconde una parte importante di sé. Poi è una donna caparbia: si intestardisce di guarire Lorenzo che, sottolineo per chi non lo sapesse, si rivolge a questo medico per lenire le sue devastanti nevrosi. Ma, quando le racconta i suoi disturbi, omette di dirle il particolare più importante: ovvero che lui è un pazzo omicida. La dottoressa Malaspina è un personaggio particolare perché è un mix di tre meravigliose donne: la mia amica Marcella Malaspina, che mi ha prestato in parte fisico, indole e tutto il nome, Marcella Buldini, da cui ho ripreso in parte tratti fisici, curiosità e spirito coraggioso, infine c'è la consulenza di una bravissima psichiatra, la dottoressa Daniela Carissimi, che mi ha incanalato alle risposte professionali della dottoressa di Repetita.

Lorenzo è tormentato da nevrosi e terribili emicranie. E cosa tormenta Marilù?
A parte l'emicrania... che grazie al cielo non è ai livelli di Lorenzo, in realtà io non sono una persona molto tomentata. Mi piace ridere, sorridere, scherzo continuamente anche in maniera infantile, insomma, più che tormenti, mi punzecchiano dei fastidi, come il puntiglio di far le cose bene.

Chi è il personaggio di Repetita che ti assomiglia di più, e perché?
In realtà non c'è un personaggio che mi assomiglia di più ma ti ringrazio per avermi fatto questa domanda perché mi permetti di aprire una piccola parentesi per sfatare l'accostamento autore-protagonista in cui spesso incappa il lettore. Anche se amo molto Lorenzo Cerè -pur con tutte le sue preoccupanti deviazioni- colgo l'occasione per dire che, caratterialmente, io con lui ho in comune solo la passione per la Storia. Lui è gravemente disturbato, cova rancore, è ossessionato, frustrato, insomma... non sarebbe certo una personcina facile e l'idea di incontrarne uno simile dal vivo mi infonde molta paura!

Vorrei che ci commentassi la frase di Lorenzo: “Il male è sempre interpretabile”.
Questo romanzo è anche una lunga riflessione sulla genesi del male. Il male in senso religioso l'hanno in parte già risolto e comunque non mi interessava ai fini del romanzo. La questione per me era il male in chiave laica. Filosofi e scrittori molto più bravi di me se ne sono già occupati, io mi sono concentrata su quello che potremmo definire “il passaggio del male”, in questo senso è interpretabile. L'idea di fondo è quella della consequenzialità del male: nessuno nasce cattivo ma lo diventa se riceve del male. Ciò non significa un'aprioristica giustificazione al crimine, anzi. Ma se lo si vuole giudicare con un atteggiamento scevro da pregiudizi, occorre risalire a cause e responsabilità. Non per additarle a vuoto, ma per prevenirle in futuro.

“Voglio vincere la follia, voglio imbrogliare la Storia” dice Lorenzo. Si può davvero imbrogliare la storia?
A un certo punto del romanzo Lorenzo vuole provare un'inversione di rotta. Vuole ingannare la storia, farle prendere un percorso differente rispetto a quello che è sempre accaduto. Lui è mentalmente malato ma è talmente lucido da riconoscere la sua psicopatia. Pensa che questo sia il grande vantaggio che lo separa dagli assassini del passato: lui sa, lui conosce. Quindi potrebbe cambiare qualcosa. Io non so se si può imbrogliare davvero la Storia, vorrei tanto credere di sì... ;-)

Maril� OlivaSei a una seduta dalla psicologa Malaspina. Ti chiede: “Marilù, quali sono le tue tre più grandi passioni? E quali le tre più grandi paure?” Confessati.
Passioni: a parte la lettura e la scrittura, restano: la salsa cubana e portoriqueña, la Storia antica e contemporanea e il cinema.
Paure: l'unica vera grande paura è quella del distacco dalle persone che amo. Mi spaventano anche l'ignoranza (intesa come atteggiamento di chiusura), l'ottusità, la prepotenza. Hanno una carica distruttiva che spesso viene sottovalutata.

Tutto ciò che Lorenzo subisce nell’infanzia trova un’unica soluzione: l’omicidio seriale di chi ha rappresentato il male nella sua vita. Il male genera sempre altro male. Qual è la via di fuga?
Penso che l'unica via di fuga sia un'educazione diversa, più profonda, più sentita, all'altro. Un'educazione alla civiltà, al rispetto, alla consapevolezza di far parte di una comunità di esseri interrelazionati. Ma penso anche che questa sia una soluzione lontana anni luce dalla nostra società che è così ossessivamente votata all'individualismo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Uscire viva dalle prossime presentazioni (di cui la prima è con te e sono contentissima!!) che mi emozioneranno da morire.

E ora, per concludere come sempre l’intervista per il sito Sick girl, puoi dirci qualcosa di “sick”?
Ti saluto con le parole d'inizio di Demasiado Corazon, forse un po' più struggenti che sick, but I'm a little bit a sick girl, too! Eccole: Every morning I'm broken/ Every day I die
Every night I weaken/ And every night I cry/ Standing in the rain/ In the street outside
Running down my face/ Tears in my eyes/ Demasiado corazon/ demasiado corazon.

Per saperne di più: http://mariluoliva.splinder.com/
Gruppo Perdisa Editore

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